One, Two, Three Popes…

++ PAPA FIRMA DECRETI, WOJTYLA E RONCALLI SANTI ++http://www.Ansamed.info

The canonization of both John XXIII and John Paul II will take place this Sunday, April 27, in Rome, and the event is expected to attract million of people to the epicenter of Catholicism.

Though both popes will be elevated to sainthood on the same day, their impacts on the Catholic Church and its more than a billion followers worldwide could not be more different.

I am not sure many people remember John XXIII, who after all, died in 1963. He was a stocky little man with a prominent nose and a gentle voice. he was considered a “transitional pope”, being 76 years old when he was elevated after eleven ballots to the Throne of Peter.

Regardless, during his short-lived papacy (just under five years), he did much to open the Church not only to the world but also to the future. In calling the Second Vatican Council (1962-1965), which he didn’t see completed because of his death in 1963, John XXIII shook the walls of a previously unchanging Church, essentially returning the individual human being to the center from the periphery of the Catholic vision as it was until that moment.

“We are all made in God’s image, and thus we are all Godly alike” was one of his teachings -an uncommon belief among his predecessors, where the supreme authority of the pope in all matters was unshakable.

The encyclical letter “Pacem in Terris” is not simply about peace. It is also (and especially) about human rights – about the dignity of man: the poorest, the forgotten, and the last. And this was more than fifty years ago.

I’ve written before that I consider John Paul II a pope that did damage to the Catholic Church.

His conservativism, his opposition to the opposition to the ordination of women, and his vision of a Church based on a sheltered and deaf perspective on the world (despite his frequent travels) all succeeded in alienating many that were ready to be embraced by the Catholic Church.

His appointing of conservative bishops throughout the world and his benevolence towards organizations like Opus Dei, Legion of Christ, Neocatechumenal Way and Schoenstatt, have served to push away those who are not part of such self-righteous way to see the Church.

There is a reason why churches are getting emptier and emptier, and there is a reason why the Catholic Church has pushed away more and more people.

The great popularity of Francis proves that people again wish to be part of the Church of Rome -a loving and open Church rather than one closer to the Middle Ages than our times.

I believe Francis is torn between the conservative forces that are still the predominant influence within the Vatican and his own vision of the Church of Rome (Just today news broke of a possible call he made to a divorced woman in Buenos Aires, telling her that she is doing nothing wrong in taking communion).

Francis is a Jesuit and by education is inclined to politics. Could this the reason he chose to make both John XXIII and John Paul II saints on the same day?

Is he trying to build a bridge?

Maybe.

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April 23, 2014 · 9:01 pm

El Sonador Encantado: Gabriel Garcia Marquez (1927-2014)

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Adios Maestro y gracias por dejarnos sonar.

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Ipotesi Sul Romanzo.

 

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La frase di Adorno, che scrivere una poesia dopo Auschwitz e’ un atto di barbarie e’ una frase terribile che presenta due possibilità’ d’interpretazione. Entrambe valide.

Auschwitz come anus mundi e quindi come distruzione totale  dell’uomo che non può e non deve contemplare la possibilità di poetare in quanto lo scrivere poesia può essere inneggio alla vita. E’ questa una visione nichilista della letteratura, seppure di un nichilismo non naturale ma bensì indotto dalla drammaticità ultima di Auschwitz che non può essere dimenticata. Del tutto simile ad un’esplosione atomica che contamina per migliaia di anni il mondo intorno all’epicentro dello scoppio e che impedisce la rinascita di una qualsiasi forma di vita.

In quest’ottica la frase di Adorno e’ senza dubbio da ritenersi valida sotto tutti i punti di vista. Ma la letteratura in generale e in particolare quella ebraica non e’ più la stessa. Essa e’ morta. Passata attraverso il camino. Dispersa nel cielo sotto forma di un fumo azzurrognolo, dall’odore acre.

Morta, quindi, ma poi tornata a nascere sotto altre spoglie. Piena di dolore. Di drammatico silenzio. Di parole urlate sulle pagine bianche dei libri. Carica di memoria. Ed essa riempie di responsabilità il lettore, divenendo terapia per chi scrive. Ma anche ulteriore e intrinseco sviluppo della letteratura stessa che ha scoperto un nuovo e impensabile limite, quello del dolore senza fine. Delle domande senza risposte. Del pianto senza lacrime, quello dunque dell’anima mutilata.

In quest’ottica quindi, la frase di Adorno si presta all’altra interpretazione cioè che compiere tale atto di barbarie diventa necessario, passo fondamentale per la rinascita stessa di quella parte della letteratura morta passando per il camino. Come ha scritto, nonostante Auschwitz, con inimmaginabile sofferenza Primo Levi nella splendida “Alzarsi” “…tornare, mangiare, raccontare…”.

Romanzo del ricordo definirei quindi molti di quelli scritti dopo Auschwitz, tra cui quelli di Primo levi, Elie Weisel, Jean Amery, Paul Celan o di Peter Szondi. Romanzo del ricordo dunque ma anche dell’orrore e del male creato dall’uomo. Orrore che deve essere raccontato. Ad ogni costo, perché’ la testimonianza deve diventare Letteratura. Letteratura del ricordo. Dell’ode disperata a chi e’ stato distrutto. Letteratura quindi come antidoto dell’odio. Forse l’ultimo avviso all’uomo stesso che e’ stato capace di pensare, creare Auschwitz. E forse tale letteratura può’ ricondurre l’uomo sui propri passi. Farlo tornare ad essere uomo. Forse a ritrovare la sua vera identità  e mondarsi dunque dell’inenarrabile.

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Rwanda, 6 Aprile 1994: let’s not forget.

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Venti anni fa, (il 6 aprile 1994), abbiamo tutti scoperto un paese che risponde al nome di Rwanda.

In pochi mesi mesi le milizia aiutate da civili dell’etnia predominante, gli Hutu, hanno perpetrato il genocidio dell’etnia rivale, Tutsi. Hanno massacrato uomini donne e bambini. Senza risparmiare quegli Hutu che cercarono di nascondere e aiutare quelli dell’etnia nemica.

A colpi di machete, li hanno sgozzati, tagliato le loro teste, smembrato i corpi. In un parossismo di perfetto odio razziale. Naturalmente pochi mesi dopo i Tutsi hanno cercato e trovato la loro rivincita.

Ancora sangue. Ancora genocidio.

Venti anni dopo, Attenti al Lupo, vuole ricordare le vittime innocenti di entrambe le etnie, così che il loro sangue ormai disseccato non sia perso nel tempo.

Venti anni fa e’ accaduto l’ennesimo genocidio e forse ancora una volta Dio ha pianto.

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La Casta

 

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Lo ammetto; avverto la stanchezza.

Ho l’impressione di scrivere solo di loro: i Vescovi della Chiesa Cattolica (anche se in fondo  scrivo di molto altro). Continuo a scrivere di questi arzilli vecchietti o attempati signori di mezza eta’ che continuano a proteggersi l’uno con l’altro. O a dire, come in questo caso, cose che non fanno altro che danneggiare quella Chiesa di cui essi si definiscono  pastori.

In fondo e’ solo notizia di ieri (riportata tra l’altro dal Messaggero e dall’Huffington Post) :  che la CEI, commissione episcopale italiana) ha dichiarato che , I Vescovi non hanno alcun dovere giuridico di denunciare alle autorità di polizia i preti pedofili, dunque quei soggetti di cui loro sono i supervisori. Hanno solo un “dovere morale”. In pratica ci avvertono che loro non sono legalmente responsabili.  E’ come se dicessero “Non potete accusarci di nulla. Sono solo loro i preti cattivi ad essere responsabili. Sono loro quelli sporcaccioni. Cattivi. Brutti. Sporchi. Noi invece siamo buoni e innocenti”.

Come fece un signore duemila anni fa, se ne lavano le mani. Il signore in questione era un funzionario romano, tale Ponzio Pilato.

Trovo molto interessante come in questo periodo pasquale la Casta che in fondo e’ il vero problema della Chiesa, faccia annunci pilateschi. Ogni giorno di più’ penso che se tornasse sulla terra quel  rivoluzionario rabbino ebreo vissuto duemila anni fa e a cui loro fanno sempre riferimento, (almeno a parole), forse li caccerebbe via dal Tempio come gia’ fece una volta con i farisei.

Chissà che direbbe allora la Casta?

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Parole, Parole, Parole…

I cardinali elettori pronti per il Conclave

Il NYT ha detto che Papa Francesco sta ridefinendo la Chiesa.

Secondo me invece il NYT non capisce la Chiesa cattolica per estensione e soprattutto le vecchie abitudini vaticane. Scusate se sembro arrogante ma dopotutto vivo in America da quasi venti anni e ho studiato in Vaticano crescendo letteralmente all’ombra del “Cupolone”.

E’ indubbio che Papa Francesco ci appaia come un raggio di luce nuova. In fondo questo vecchietto arzillo di settantotto anni parla  a braccio.  Si fa fare i selfie con i ragazzini, fa battute e discute con i giornalisti standosene in piedi mentre l’aereo sfreccia piu’ alto delle nuvole.  Di tanto in tanto dice cose che non ci aspettavamo. Bene, anzi benissimo.

E poi?

Mi ricordo la grande impressione che fece Giovanni Paolo II quando venne elevato al soglio petrino. Il mondo abbraccio’ quel polacco che sorrideva, parlava con un accento strano, portava l’orologio al quarzo (e tutti se ne stupirono), nuotava in piscina e se ne andava a sciare, almeno fino al tragico attentato del tredici maggio 1981. Eppure quel Papa che all’inizio ci apparve come un uomo nuovo che stava portando un vento innovatore nella Chiesa, si e’ rivelato un’ arcigno conservatore che ha riportato la Chiesa indietro di molti anni fermando quel magico progresso che Giovanni XXIII aveva iniziato con l’epocale Concilio Vaticano II.

Non credo che Francesco sia dello stesso stampo (grazie a Dio) di Giovanni Paolo II. Sarebbe la fine per la Chiesa di Roma. E a quelli che leggendo queste righe saltassero sulle loro sedie voglio  ricordare che i primi disgustosi rapporti sugli abusi dei preti coperti dai vescovi vennero a galla sotto il suo pontificato. Il Cardinal Ratzinger aveva gia’ nel 1991 presentato a Giovanni Paolo II un rapporto sui gravi crimini contro i bambini. Non se ne seppe piu’ nulla fino a qualche anno fa.

Piazzando abilmente vescovi e arcivescovi ultraconservatori in tutto il mondo ha praticamente fermato il progresso della Chiesa di Roma chissa’ per quanto tempo ancora. Con la conseguenza di continuare ad allontanare i fedeli dalla Chiesa. Non credete ciecamente alle occasionali adunate di fedeli in paesi in cui vedono il papa molto di rado. Fatevi invece un giro per le parrocchie alla domenica mattina. Le chiese son quasi tutte vuote.

Non date solo la colpa ai tempi nuovi. Alla gioventu’ scapestrata.  Al capitalismo e materialismo imperanti.

Se la Chiesa non comprende che i tempi sono cambiati, perche’ la colpa deve necessariamente essere del “mondo” e dunque nostra? Perche’ invece per una volta in duemila anni la Chiesa non ammette i propri errori? Una bella enciclica dal titolo In Enormes Errores Ecclesiae (Sugli enormi errori della Chiesa) darebbe ai fedeli una speranza. Alla Chiesa manca quell’umilta’ che troppo spesso invece invoca per gli altri e predica continuamente.

Francesco parla e parla e parla. Ma i fatti? I divorziati ancora non possono ricevere i sacramenti. Le donne ancora non contano nulla. Gli omosessuali sono ancora esseri malati.

E’ di oggi la grande notizia che Francesco ha creato una commissione che dovra’ decidere sulla commissione per i crimini contro i bambini.  Avete letto bene: una commissione sulla commissione.

E a che servira’ mai questa “commissione” di otto persone sparse per il mondo? Quando si incontrano? Che cosa decidono? Come si parlano? Francesco crede forse di avere trent’anni e tutto il tempo davanti a lui? Scusatemi, ma stiamo parlando di un anziano di quasi ottant’anni a cui manca un polmone. Se deve fare qualcosa per la Chiesa, la faccia.

Tanto rumore per nulla. Questo e’ sino ad oggi il pontificato di Francesco. Pubbliche relazioni.

O come cantava Mina…

Parole, Parole, Parole…

PS Per i miei lettori non Italiani, Mina e’ una grande voce della musica italiana e Parole Parole Parole, una sua canzone

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The True Children of a Lesser God

 

Child in Syria

We are not talking about it. It’s a shadow. Just far and away. We are not talking about it.

We are not talking about the children of Syria.

In February a report was presented to the U.N. Security Council that verifies the terror suffered by Syria’s children during three years of an insane conflict. But they don’t care. No action.

Children have been sexually abused. Raped. Executed. Children have been used as human shield. Their relatives have been tortured before them.

More than 10,000 have been killed. We are silent. They don’t exist. The children of Syria are far and away. Shadows and ashes that we ignore.

They are the true children of a lesser God.

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L’Ultimo Cantore: Isaac Bashevis Singer (III)

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…Forse ancora influenzato dall’opera del fratello, scrive un vasto romanzo epico sullo stile dei Fratelli Ashkenazi, La Famiglia Moskat, considerato, nonostante alcuni suoi difetti come uno dei suoi lavori migliori di quegli anni e che verra’ tradotto in piu’ lingue. Sulla falsariga di questo successo inizia un’altra saga familiare: La Fortezza che verra’ pubblicata per tre anni consecutivi sul Forward e nel frattempo scrive uno dei suoi racconti piu’ belli: Gimpel L’Idiota (1953) pubblicato sulla rivista letteraria Partisan Review e che gli dara’ un’altra dose di notevole fama.

Le maggiori riviste americane pubblicano regolarmente i suoi lavori e inizia cosi’ la produzione di due romanzi lunghi: Shadows on the Hudson e A Ship To America. Noonday pubblica la sua prima raccolta di racconti: Gimpel The Fool and Other Stories. Con il romanzo il Mago di Lublino (1958-59), Singer abbandona le saghe familiari ad ampio respiro e concentra i suoi sforzi su un solo personaggio trainante.

Lo Schiavo e’ il romanzo successivo, che riceverà’ critiche eccezionali diventando un bestsellers internazionale. Con questo successo la fama di Singer decolla definitivamente. Stringe un forte sodalizio con gli editori Farrar, Strauss & Giroux, con i quali da questo momento pubblicherà i suoi lavori.

Arrivano altre grandi soddisfazioni. Edmund Wilson per la prima volta propone il suo nome per il Premio Nobel e il New Yorker gli mette a disposizione un’intera redazione per la revisione del  racconto The Slaughter che intende pubblicare.. Dal 1966 al 1968 esce il famoso Nemici, Una Storia D’Amore che diventerà un libro sei anni dopo.

E’ di questi anni l’inizio della sua scrittura autobiografica con Alla Corte di mio padre e successivamente con Un ragazzo in cerca di Dio e Un giovane in cerca d’amore.

Prende a scrivere anche storie per ragazzi, la cui prima di una serie fortunata sarà Zlateh the Goat. Tiene centinaia di conferenze, interviste e letture negli Stati Uniti e in Israele. Per la raccolta di favole A Day of Pleasure vince il prestigioso National Book Award. Escono i racconti Un amico di Kafka e a puntate come sempre sul Forward, Il Penitente.

Si dedica anche al teatro pressato da continue richieste, componendo opere come The Mirror, Schlemiel The First, Yentl TeheYeshiva Boy. Nel 1973 per la raccolta di racconti Una corona di piume, ottiene per la seconda volta il National Book Award.

Dal 1974 ovviamente sul Forward esce a puntate Shosha, storia del suo amore per la bambina vicina di casa. Uscira’ quattro anni dopo in libreria raggiungendo un nuovo e incredibile successo.

Nel 1978 riceve il Premio Nobel.

Vengono pubblicati Vecchi Amori e Perduto in America, ennesimo capitolo della sua produzione autobiografica. Pubblica  stavolta con l’editore Doubleday Conversation with Isaac  Bashevis Singer (1985).

Nel 1987 subisce un’operazione agli occhi dalla quale fatica a riprendersi, ma nonostante questo continua imperterrito a scrivere Il re dei campi nel 1988 e nel 1991 l’ultimo suo lavoro, Schiuma.

Morirà’ pochi mesi dopo: il 17 luglio 1991.

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L’Ultimo Cantore: Isaac Bashevis Singer (II)

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…La vita cambia radicalmente per Isaac. Continua il suo allontanamento dai costumi chassidici. Ha una relazione, la prima di una certa serieta’ con una donna più grande di lui: Gina Halbstark. Nel 1925 scrive il racconto In the World of Chaos, in cui il protagonista e’ un cadavere che non sa di essere morto. A questo seguono altri racconti, tra cui Oyf Der Elter (In Vecchiaia). Prende  a fare traduzioni di opere importanti della narrativa moderna , come Pan di Knut Hamsun, Romain Rolland  di Stefen Zweig e Niente di Nuovo Sul Fronte Occidentale di Enrich Maria Remarque.

Nel 1934 esce a puntate sul periodico Globus, quello che poi diventera’ il suo primo e unico romanzo pubblicato in Europa e che restera’ uno come uno dei suoi piu’ belli: Satana a Goray. La critica che riceve e’ senza dubbio positiva, anche se qualcuno lo accusa di non aver presentato gli ebrei sotto una buona luce specialmente in un momento di pericoloso antisemitismo.

Il 1935 diventa l’anno della svolta nella per Singer. Lascia la Polonia, dove l’aria iniziava a diventare pesante per gli ebrei, cosi’ come in molti altri paesi europei, ed emigra negli Stati Uniti su invito del fratello Israel, che l’anno prima era divetato redattore del quotidiano americano-yiddish Jewish Daily Forward. Partendo, oltre alle ansie e ai timori per il suo futuro, Isaac lascia Runya, la donna da cui aveva avuto il suo unico figlio: Israel. Anche se madre e figlio gia’ vivevano nell’Unione Sovietica, dove Runya, fervente comunista si era rifugiata. Lei in seguito si sposera’ con un commerciante ebreo e andra’ a vivere in Israele, mentre il figlio diventera’ giornalista e traduttore di alcune delle opere di suo padre.

Ma la vita negli Stati Uniti come per molti altri emigranti all’inizio non si presenta facile.  Arrivato con un semplice visto turistico, Singer ha grossi problemi di ambientamento oltre che di carattere legale. Subisce insomma un vero e proprio shock culturale. In seguito dira’ “…avevo l’impressione di aver perso le mie radici e di non poter piantarne altre in questo paese…”. Anche la sua vena creativa segna il passo. Sul Forward pubblica solo qualche articolo e usa spesso gli pseudonimi di Isaac Warshawasky o David Segal. Addirittura non riesce a completare il romanzo iniziato a Varsavia; Messias the Sinner, mente il fratello piu’ grande con l’eccellente romanzo I Fratelli Ashkenazi raggiunge la fama letteraria. I suoi parenti che erano rimasti in Polonia vengono deportati e moriranno di assideramento e stenti.

Nel 1937, durante una breve vacanza suoi monti Catskill, Singer incontra un’emigrante tedesca, sposata e madre di due bambini: Alma Wassermann. Isaac e Alma inizieranno una relazione clandestina che terminera’ con il loro matrimonio qualche anno dopo. La Wassermann sara’ una presenza molto importante a fianco di Singer che come lei stessa ha ammesso una volta, non aveva un carattere facile.

Di li’ a poco entra a far parte dello staff regolare del Forward e riprende a scrivere. Purtroppo nel 1944 a soli cinquant’anni muore d’infarto il fratello. la scomparsa di Israel ha su Singer un doppio effetto. Se da un lato egli piange la scomparse del suo maestro e padre spirituale, dall’altro avverte la liberazione di quel senso d’inibizione che il celebre fratello involontariamente gli causava.

Gli giunge una nuova ispirazione e scrive alcuni racconti lunghi racconti: Zeidlus il Papa, Dal Diario di Un Non Nato, La Distruzione di Kreshev. Chi leggera’ questi racconti non riesce a capacitarsi, pur se scritti in modo magistrale, a chi possano interessare quelle storie piene di spiriti e demoni in una Polonia sparita che non esiste piu’. Eppure, nonostante lo scetticismo, i suoi lavori iniziano a prendere piede tra i lettori, lanciando chiari segnali del successo che di li’a poco arrivera’…

(continua)

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Che direbbe Che Guevara?

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Questo e’ tempo di nani.

Guardate per favore Putin che litiga con Obama. Osservate la faccia rotonda e vagamente ebete di Cameron, il quale non dice mai nulla di importante. Senza dimenticarci certo dell’aria da ragioniere spiantato di Hollande che sta diventando famoso solo per essersi sbattuto un’attrice di media notorieta’. L’espressione da viola appassita dell’Angela Merkel mi fa sentire solo. Forse e’ la donna piu’ potente d’Europa ma perche’ gli altri in fondo non sono nessuno.

Non posso certo parlare dell’Italia. Ma chi? Berlusconi? Letta? O il carino Renzi? Mamma mia (mai come questa volta necessario), noi italiani non possiamo neppur far parte di un circo di periferia, di quelli di una volta. Di quelli che nemmeno Fellini.  Quelli con l’unico leone magro. L’elefante mezzo cieco, lo struzzo zoppo e  la donna barbuta.

Via siamo seri. Questo e’ tempo di nani.

Piccole invasioni. Rivoluzioni da twitter. Le masse in strada, spesso per finta. Senza comprendere i veri motivi per le rivoluzioni. Parliamo di liberta’ e lasciamo morire migliaia di Siriani. Da tre anni, nessuno fa mai veramente nulla. Gia’, e io twitto. In fondo non c’e’ mica il petrolio in Siria.

Dove sono le idee? Quelle vere, grandi, quelle che hanno cambiato il mondo e la gente. E quei giganti di una volta che che il mondo se lo portavano davvero sulle spalle, che fine hanno fatto?

Il Che, almeno lui agli ideali credeva. In prima persona. E’ per questo che e’ morto ucciso da sicari boliviani pagati dalla Cia. Il Che aveva due palle di ferro. Che direbbe ora il Che di tutti noi? Lui non si nascondeva. Lui, il Che parlava per chi non aveva voce.

Ma lui era il Che, e noi solo un mondo di nani.

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